La storia di un'idea,

l'idea di una storia

La storia di un'idea...

 

Un’idea… È il termine davvero giusto, a volte in mente frullano idee, desideri e… perché no… sogni!

Spesso sono pensieri confusi, che frullano, frullano, ma rimangono comunque nella testa. Sono desideri, sono sogni che, molto spesso, sappiamo non  si potranno realizzare, ma comunque, il fatto di  averli in mente ci piace, ci fa vivere. Si rincorrono, si immagina come poter fare per realizzarli. Noi, la nostra idea ce l’abbiamo in mente da molti anni. Siamo nati e cresciuti in campagna, in una famiglia che, per molte generazioni, ha fatto il “contadino”.

Negli anni passati molto spesso essere figli di famiglie dove il lavoro principale era lavorare la terra era motivo per sentirsi in qualche modo inferiori, di una sorta di discriminazione e perché no di vergogna. In tutta onestà per noi è sempre stato motivo di orgoglio, mai vergognati di dire che il nostro papà faceva il contadino o che noi fin da piccoli, nel tempo libero, eravamo ad aiutare a lavorare nei campi.

Ci siamo sempre detti: “Se qualcuno non capisce la bellezza della terra, il mistero che c’è nella semplicità di seminare un chicco e vedere nei mesi successivi lo svilupparsi della vita, non può essere un problema nostro, è sicuramente un problema loro”.

Nella terra c’è vita, dalla terra nasce la vita, tutti veniamo da lì.

Nell’era della nostra moderna tecnologia, internet, computer, telefoni di ultima generazione, satelliti e tante altre cose che tutti più o meno conosciamo, la terra è sempre lì, sembra che a Lei non importi dei nostri moderni modi di vivere, della nostra presunta “superiorità”.

Lei continua a vivere e produrre vita con la sua semplicità, a volte si ribella ma come una mamma continua a darci i suoi frutti, a regalarci sapori unici.

 

L'idea di una storia

 

La nostra idea: Provare a trasmettere questi valori. Valori semplici della civiltà contadina. Ecco quindi l’idea di una storia… Trenta, cinquanta, o cent’anni fa, quasi tutti i panettieri avevano una clientela stabile che comprava il pane da loro una volta o due la settimana. Le persone compravano il pane sempre dallo stesso panettiere, ed era sempre lo stesso tipo di pane. Si fermavano a fare due chiacchiere con il panettiere, che magari raccontava loro come fosse stata veloce la lievitazione, o quanto fosse difficile da impastare la farina di quell’anno.

Cinquanta, cento anni fa, quasi tutti i panettieri conoscevano personalmente i mugnai che macinavano le farine per loro, secondo il gusto e le esigenze di ciascun panettiere. La macinatura era un aspetto cruciale del processo di panificazione. Il panettiere spiegava al mugnaio come voleva fosse macinata la farina, dando istruzioni precise sulla quantità di crusca e di germe di grano che doveva contenere e sui tempi di stagionatura della farina.

Cent’anni fa, quasi tutti i mugnai conoscevano personalmente gli agricoltori che producevano il grano e il farro che poi loro macinavano. Dagli agricoltori imparavano tutto ciò che c’era da imparare sulla qualità dei chicchi di grano, segale, farro, mais che stavano per ridurre in farina. I mugnai sapevano se durante l’annata il raccolto aveva subito danni, se durante la crescita le piante avevano patito il freddo o il caldo, e che rapporto c’era tra la quantità prodotta in quell’anno e quella prodotta negli anni precedenti. Trenta, cinquanta, o cent’anni fa, questa catena di rapporti personali collegava il consumatore che andava a comprare il pane e si fermava a far due chiacchiere, al panettiere, al mugnaio, e addirittura all’agricoltore.

Questa è storia. Anche recente se vogliamo, ma sembra che tutti l’abbiano dimenticata. Se proviamo a chiedere ai nostri figli da dove nasce e come si produce il pane, quanti crediamo sappiano rispondere?

La nostra idea quindi è stata di assemblare tutte le fasi per produrre una pagnotta di pane in un unico e visibile processo fatto in un’azienda agricola. Dalla semina del grano, allo stoccaggio del raccolto, alla molitura con metodi oramai antichi come le macine in pietra naturale, alla panificazione con lievito madre e la cottura nel forno a legna.

Ecco quindi che dalla testa l’idea inizia a trasferirsi su carta, con una semplice planimetria dove disporre le fasi di tutte le lavorazioni.

Ottimizzare al massimo le disposizioni e gli spazi ha richiesto molto tempo, spesso brancolando nel buio in quanto nessuno fino ad ora lo aveva fatto. Gli spazi, le misure, la disposizione dei macchinari, la ricerca degli stessi macchinari oramai in disuso e tante altre cose che sarebbe lungo da elencare.

Da qui il lancio dell’idea all’amministrazione comunale in quanto si doveva andare a realizzare un accessorio agricolo nuovo dove sviluppare questa idea: il contadino che produce la farina con il suo grano, la panifica e vende il pane al consumatore finale.

La filiera che drasticamente si accorcia mettendo in contatto il consumatore con la terra, sì con la terra, perché era questa la nostra idea da dove è partito tutto. Vicino a questo entusiasmo di far rivivere antiche tradizioni e di tramandarne il loro fascino ecco quindi che c’è l’opportunità economica che la filiera corta può dare all’agricoltore.

L’amministrazione comunale coglie e capisce che l’idea è buona non solo per la nostra azienda agricola, ma anche per essere il primo comune in Umbria a permettere di sviluppare questo progetto.

Ecco quindi che si inizia l’iter burocratico, progettazione tecnica del piano di sviluppo rurale. Intenzionalmente vogliamo sorvolare tutti gli ostacoli incontrati nel tempo, nel lungo tempo di espletamento di pratiche talvolta semplici e elementari, ma che ahimè come si dice fanno parte del gioco. Quando tutto era approvato, 11 gennaio 2011, abbiamo iniziato a costruire l’accessorio agricolo.

Il fascino e l’entusiasmo di essere i primi nel nostro territorio, è sicuramente motivo di orgoglio che ci spinge tutti i giorni ad affrontare problemi su problemi, ma dà anche il sapore al nostro progetto di un’avventura, di un obbiettivo molto ambizioso da raggiungere.

La creazione della fattoria didattica nell’azienda è voluta proprio per cercare di tramandare ai più piccoli, ma anche ai grandi, le nostre origini, i sapori di un tempo recente, ma spesso dimenticati, la semplicità che è negli occhi di chi come noi ha fatto sempre il contadino.

 

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